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Don Arturo e la musica
«Voglio cantare in onore del Signore» (Es 15,1)

Don Arturo era un "mistico poliedrico": amava e prediligeva tutto ciò che, nell'uomo e nella natura richiama e coinvolge la Trascendenza. Era un “mistico attivo”: si nutriva di vita contemplativa, per poi concretizzarla in un rapporto di piena comunione con i fratelli. Si comprende, allora, come nell’ambito dei suoi numerosi interessi sia presente la musica… ineffabile e trascendente per propria natura, capace di creare solennità nel canto sacro, comunione nell'assemblea liturgica, unità nella sana ricreazione.

Don Arturo possedeva una innegabile sensibilità artistica; dotato di vivace intelligenza... mettendo a frutto l'esperienza corale fatta in seminario e le poche lezioni di armonia ricevute dal Maestro Giordano Noferini, ha donato un ampio repertorio di composizioni. Si tratta prevalentemente di inni, canti, mottetti, litanie, Messe con testo latino e italiano. Ha composto anche alcune "cante" romagnole, la più nota delle quali Rumagna ad prema matena, è stata particolarmente apprezzata dagli appassionati ed eseguita, anche recentemente, in pubblico concerto.

Tra la produzione musicale di don Arturo, che comprende anche brani di tipo profano, dedicati alla Romagna e alla montagna, il maestro Paolo Bonaguri ha scelto per la pubblicazione 14 composizioni e ne ha effettuato una elegante trascrizione manoscritta, con accompagnamento per organo e alcune armonizzazioni per coro. I manoscritti musicali presentano normalmente la sola linea melodica, spesso arricchita da una "seconda voce". Tuttavia, per un discreto numero di composizioni, è indicato anche l'accompagnamento organistico. Dice il maestro Paolo Bonaguri: “Le musiche qui stampate sono tutte di buon livello d'arte: non deve trarre in inganno la semplicità del linguaggio, delle forme e delle strutture. In don Arturo i due concetti di semplicità e profondità si coniugano come complementari. Si tratta infatti di una semplicità che non è superficialità, ma essenzialità… non è banalità, ma disincantato candore. Questo binomio di semplicità e profondità fu costantemente presente in tutta la vita di don Arturo: nei suoi gesti, nelle sue omelie, nei suoi scritti, nei suoi dipinti e, naturalmente, anche nella sua musica.

Donde gli veniva tutto questo? È bene chiedercelo! Risiede qui il “segreto” del suo genio creativo, che ne fa non uno dei tanti musicisti o compositori, ma il “cantore di Dio”. Una musica la sua… attinta da quella respirata nelle alte vette, nelle varie escursioni, nei silenzi colmi di senso offerti da quelle montagne, che gli versavano “in grembo” l’Ineffabile Spirito e che le innalzava verso l’alto. Quello spirito da cui viene ogni dono perfetto gli aveva fecondato il cuore con la Musica dell’Eterno, in una silenziosa preghiera impalpabile all’esterno, ma reale madre di note musicali nell’intimo. Mi auguro che queste musiche possano essere prese in adeguata considerazione ed essere eseguite, convinto che possono creare nelle assemblee liturgiche momenti forti di preghiera e di lode gioiosa.

Tutta la "filosofia spirituale" di don Arturo (e anche i suoi canti sacri) sono un invito all'ottimismo evangelico e alla vera gioia cristiana che deve riempire il cuore di chi si sente salvato da Cristo e nella cui mancanza egli vedeva un peccato diffuso. Credo che la sua missione sacerdotale sia stata prevalentemente finalizzata a diffondere la Gioia e la Speranza. E a chi se ne trovava sprovvisto soleva spesso ripetere: "Coraggio! Qualsiasi cosa succeda... andiamo sempre verso il meglio!". Nel "Meglio" lui ci ha preceduto... nel "Meglio" contiamo di ritrovarlo. Parafrasando P. Claudel (“La nostra felicità in Cielo sarà di cantare tutti insieme, perché non cominciare ora?”) don Arturo ha scritto: “In Cielo - mi diceva un santo sacerdote [don Pippo] - rimarranno certamente due cose di questa nostra povera terra: il volersi bene e il canto”. Forse è per questo che quando cerchiamo di raffigurarci gli angeli e i beati di Paradiso, ce li immaginiamo sempre in atto di suonare e di cantare le loro lodi al Signore. Egli attribuiva alla musica una alta capacità unitiva; con la sua inseparabile fisarmonica, portata con sé anche nei luoghi meno agevoli, ha fatto cantare anche… i più stonati, donando momenti di serenità e di pace armoniosa.

Con la purezza cristallina della sua voce tenorile, specie da seminarista, ha saputo ornare ed abbellire la polifonia sacra nella cattedrale di Forlì ed in altre chiesa della Diocesi. L’amabile ironia, la spiritosa arguzia, l’ineffabile mitezza d’animo, l’anima poetica di questo prete, sprovvisto di mezzi materiali, ma ricco di fantasia artistica e di sentimenti ed emozioni, hanno trovato espressione anche nella sua produzione musicale: Strada di Emmaus (…strada della mia vita), Quando contemplo i cieli, Inno a Benedetta sono alcune delle più delicate e suggestive composizioni poetiche e melodiose di lui. Ricorda Adalberto Garavini: “Ci insegnava a cantare (di testa) e la gioia e l’allegria erano sempre presenti; lo consideravo un fratello maggiore al quale chiedere consigli e dal quale ricevere parole sempre pronte ad aiutarmi nella crescita. Verso la fine degli anni ‘60, iniziammo a trascorrere insieme i periodi di vacanze estive sulle Dolomiti. Con le allegre escursioni (per bambini ed anziani, diceva lui), con le serate animate dalla sua inseparabile fisarmonica e con i momenti di riflessione sul Vangelo, gettò il seme per costituire quel primo nucleo di amici che, per quasi dieci anni, sempre più numeroso e profondamente legato, continuò a trascorrere le vacanze estive in montagna, ritrovandosi molto spesso, anche durante il periodo invernale, in allegre e gioiose serate conviviali. Alcuni di questi amici, quando fu istituita la parrocchia di S. Caterina, avevano già frequentato il “negozio” di viale Risorgimento e successivamente continuarono nel capannone di via Gervasi”.

La montagna, la pittura, la musica erano oggetto del suo fervido contatto fraterno con il prossimo. Con la musica coinvolgeva tutti, dai primi tentativi di gruppi corali, al Coro Romagna (prima sede presso il CAI di Forlì, poi in via Gervasi), con concerti in varie parrocchie. È noto a tutti il suo ministero sacerdotale e la sua testimonianza ancorati alla preghiera e al contatto vivo con la Parola di Dio; annunciando il Vangelo ha diffuso un messaggio di Speranza e di fede potente nella Resurrezione. A questa missione don Arturo ha “consacrato” la sua appassionata produzione artistica, sia attraverso le forme tradizionali (scritti, pittura, composizioni musicali), sia sperimentando, in modo intelligente e profetico, le possibilità offerte dai mass media (video, radiofonia, pellegrinaggio guidato e documentato…).

Il presidente dell’Associazione precisa che l'Associazione persegue l’obiettivo di mantenere viva la memoria di don Arturo e di scoprirne l’insegnamento spirituale, espressione della sua poliedrica personalità. Tale Associazione di promozione sociale confida nel sostegno e nella collaborazione di tutti coloro che ne condividono le finalità.